Quando si produce energia, quale che ne sia l’origine, uno dei problemi principali da fronteggiare è quello dello stoccaggio.
Infatti, non è concepibile disperdere l’energia in eccedenza; viceversa, è opportuno conservarla in qualche modo per riutilizzarla.
Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, vi si distinguono prevalentemente i sistemi connessi, che ridistribuiscono il surplus nella rete, e i sistemi stand alone, così chiamati perché impiegati in aree distaccate dai centri urbani, quindi alquanto difficili da allacciare alle reti ufficiali.
Indicati per roulotte, camper, imbarcazioni, ma anche per case o agglomerati abitativi situati in montagna, dove il collegamento alla rete ufficiale costerebbe troppo, i sistemi a isola possono perfino risolvere i problemi energetici di piccole comunità.
È chiaro che la fonte solare, per sua natura denominata “non prevedibile”, oltre a non produrre alcunché nelle ore notturne, è soggetta alle condizioni meteorologiche, e diventa particolarmente importante crearne una “scorta”. Fra l’altro, nel fotovoltaico c’è pure un problema di dispersione, quindi si è reso necessario un metodo che ottimizzasse le perdite, gli accumuli e la loro tenuta, l’efficacia della conversione.
Una soluzione abbastanza valida, ma purtroppo non ancora duratura né economica, è costituita dalle batterie al litio, già parecchio usate in altri ambiti. La ricerca, comunque, ne sta già migliorando le prestazioni, e in un futuro di libera concorrenza non troppo lontano è auspicabile che i prezzi si abbassino.
Un’altra possibilità è data dall’idrogeno, che contiene e mantiene l’energia ed è immediatamente utilizzabile. In un ideale circolo virtuoso, può essere ricavato dalle rinnovabili; tuttavia, a parte la questione dell’infiammabilità, bisogna valutare se il ricavo è conveniente rispetto ai costi di produzione.




