Il Cip 6 in bolletta
È stato il Comitato Interministeriale Prezzi ad aver emesso il cosiddetto Cip 6.
Si tratta di una delibera che permette, con l’aiuto del Gestore dei Servizi Energetici, di vendere a prezzi minimi garantiti, quindi convenienti, l’energia elettrica prodotta tramite fonti rinnovabili, fra le quali naturalmente è annoverato il fotovoltaico.
Tali incentivi, aggiornati ogni 3 mesi dal GSE, provengono direttamente dalle comuni bollette: infatti, sono frutto di una sovrattassa del 6-7%.
Proprio quest’ultimo aspetto causa ancor oggi qualche polemica; ma mettendo i dati sulla bilancia, l’energia solare e le sue “sorelle” sono ancora le più economiche.
In effetti, fra le voci delle fatture che ci vengono spedite a casa ce n’è qualcuna più gravosa, per esempio quella relativa allo smantellamento, d’altronde necessario e democraticamente invocato dalla popolazione, delle vecchie centrali atomiche.
In realtà, le legittime contestazioni, anche da parte degli ecologisti, hanno origine dal fatto che dal 2001 gli italiani hanno speso in questo modo svariati miliardi per appoggiare, unitamente alle rinnovabili, le “assimilate” a esse, le quali, per dirne una, comprendono impropriamente gli inceneritori di rifiuti.
Riassumendo, gli “oneri generali”, che incidono in tutto su 2/3 del 15% di imposte all’interno delle bollette, comprendono lo smaltimento del nucleare e il sostegno all’energia “pulita” maldestramente associato a quella “sporca”, cui vanno aggiunti i 3 euro a fattura destinati a un totale di 120 industrie, nell’eventualità che venga loro chiesto di interrompere il servizio.
In definitiva, si rende necessaria una regolamentazione sulla provenienza degli incentivi per le energie rinnovabili, e non è soltanto l’Autorità per l’Energia Elettrica a volerla. Non tassare imprese e privati in quanto consumatori, ma come contribuenti, riproporzionando di conseguenza gli esborsi.








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