
Dichiarazione al registro UTF per il fotovoltaico
Registro fotovoltaico UTF: l’ufficio Tecnico delle Finanze, costola dell’Agenzia delle Dogane, è per l’appunto un altro acronimo che sarebbe importante riconoscere, poiché è l’ente preposto a verificare la regolarità dei pagamenti.
Uno dei settori di cui si occupa è quello delle energie rinnovabili e in particolare del fotovoltaico. Il distinguo da fare a priori riguarda la potenza degli impianti: sotto i 20 chilowatt picco essi non sono soggetti ad accise; superata tale soglia, lo sono.
Oltre ai dati privati del cittadino che inoltra la richiesta, è obbligatorio depositare una precisa descrizione, con tanto di planimetria particolareggiata, del luogo in cui l’impianto fotovoltaico sorgerà.
In più, ci vogliono delle garanzie bancarie: in pratica, bisogna dimostrare di potersi permettere le rate mensili, a partire da un calcolo attendibile sui livelli di produttività della struttura.
L’UTF territoriale assegna il numero di protocollo e testa i pannelli e il resto prima dell’attivazione, in modo da rilasciare l’autorizzazione o licenza finale di utilizzo. Questi uffici devono pure catalogare la localizzazione geologica dell’impianto, con tanto di codice dedicato, e stabilire se è svincolato, per potenza, dal pagamento dell’accisa. Nel qual caso, il proprietario è comunque tenuto a segnalarne l’attivazione all’UTF di zona.
Che cosa si cela dietro la sigla TUA? Chi possiede dei pannelli solari è meglio che lo sappia: si tratta del Testo Unico sulle Accise, ed è l’organo che regola la tassazione in base alla produzione, per esempio, di un impianto fotovoltaico, cioè un tot mensile o annuale da corrispondere per ogni kW prodotto. Il decreto risale al 1995, l’ultima modifica è del 2010, ma di ritocchi nel tempo se ne sono fatti molti. Questo per dire che tenersi aggiornati è caldamente consigliato, per non incorrere in sanzioni dovute a irregolarità non intenzionali.




