Archivio di luglio 2009

PostHeaderIcon Fotovoltaico:meglio mono o policristallino?

lampadina con dollaroScusate il ritardo, (ho ripreso lo slogan del mio mito Valentino Rossi), questo articolo dovevo scriverlo per primo!, ma mosso da una passione estrema e mistica di aiutare i piccoli prima di essere fregati da qualche avventuriero che ti vuole rifilare l’impianto fotovoltaico,ho iniziato con degli articoli dove metto in guardia e suggerisco come muoversi.

Ma veniamo subito al sodo con la mitica domanda  che più di frequente  ricevo: meglio policristallino o monocristallino?

Facciamo pulizia, resetta tutto quello che hai sentito e di seguito ti spiegherò  le due tecnologie nel dettaglio. Mi scuso da subito per  i vocaboli tecnici, ma sono indispensabili per la spiegazione: iniziamo a parlare della cella fotovoltaica che è l’elemento base nella costruzione di un modulo fotovoltaico.

CELLA FOTOVOLTAICA

La versione più diffusa di cella fotovoltaica, quella in materiale cristallino, è costituita da una lamina di materiale semiconduttore il più diffuso dei quali è il silicio, si presenta in genere di colore nero o blu e con dimensioni variabili dai 10 ai 12 cm.

Dei molti materiali che vengono utilizzati per la costruzione dei moduli fotovoltaici, il silicio è in assoluto il più utilizzato e le due tecnologie più comuni sono:

Silicio monocristallino, dove ogni cella è realizzata a partire da un wafer la cui struttura cristallina è omogenea (monocristallo), opportunamente drogato in modo da realizzare una giunzione p-n; una cella di un modulo al silicio monocristallino è costituita da un singolo cristallo di silicio, il che garantisce una massima conducibilità dovuta al perfetto allineamento degli atomi di silicio allo stato puro.

Il rendimento dei  moduli al silicio monocristallino si aggira attorno al 14% – 16% e le celle fotovoltaiche sono di colore blu scuro a forma ottagonale, come puoi vedere nell’immagine.

cella fotovoltaica monocristallina

Dopo i vari processi di lavorazione ecco come si presenta il lingotto di silicio minerale prima del taglio delle varie celle:

Lingotto di silicio minerale

Hai capito adesso la forma ottagonale delle celle che compongono i moduli monocristallini?

Modulo monocristallino

Parliamo adesso del silicio policristallino, in cui il wafer non è strutturalmente omogeneo ma organizzato in grani localmente ordinati; si ottiene riciclando componenti elettronici scartati, ossia il cosiddetto “scraps di silicio” il quale viene rifuso per ottenere una composizione cristallina compatta:

le celle di un modulo policristallino o multi cristallino sono costituite da un insieme di più cristalli di silicio; il rendimento di un modulo policristallino si aggira intorno all’ 12% – 14% e le celle sono di colore blu intenso di forma quadrata come puoi vedere dalla foto qui sotto.

Dopo la lavorazione e i vari tagli si ottiene la nostra cella policristallina:

cella fotovoltaica policristallina

E assemblando le celle otteniamo il  modulo policristallino:

modulo policristallino

I moduli in silicio mono o policristallini rappresentano la maggior parte del mercato. Sono tecnologie costruttivamente simili e prevedono che ogni cella fotovoltaica sia cablata in superficie con una griglia di materiale conduttore che ne canalizzi gli elettroni. Ogni singola cella viene connessa alle altre mediante ribbon metallici (busbar) (sono quelli evidenziati nel cerchio) che attraversando la cella formano opportune serie e paralleli elettrici:

cella poli con ribbon

ingrandimento busbar

I busbar hanno il compito di portare,(come lo dice la parola stessa bus)  la corrente che genera il nostro modulo, detto in modo semplice,

in modo tecnico si scive così: i busbar hanno il compito di canalizzare gli elettroni generati dal modulo per il cosidetto effetto fotovoltaico.

Di seguito per chiudere il cerchio seguirai un piccola spiegazione su come si realizza un modulo:

Sopra una superficie posteriore di supporto, in genere realizzata in un materiale isolante anti-umidità come il vetro temperato o un polimero come il Tedlar(6) vengono appoggiati un sottile strato di acetato di vinile,identificato come incapsulante EVA che serve per l’isolamento delle celle dall’umidità e per isolamento elettrico (4).

Sopra le nostre celle  assemblate (5) c’è un secondo strato di EVA e un materiale trasparente che funge da protezione meccanica anteriore per le celle fotovoltaiche, in genere vetro temperato (3).

Il procedimento di pressofusione  trasforma l’EVA in mero collante inerte (2). Le celle  vengono chiuse in una scatola di giunzione nella parte posteriore del modulo fotovoltaico e il “sandwich” ottenuto viene fissato ad una cornice in alluminio (1).

struttura modulo fotovoltaico

Nella parte posteriore del modulo viene applicata la scatola di giunzione che comprende la morsettiera di collegamento dei cavi e i diodi di bypass (foto sotto).

Questi definiscono la massima tensione del sistema e sono finalizzati ad evitare che le celle non in conduzione (ad esempio a causa di ombreggiamenti) siano attraversati dalla corrente e vengano danneggiati per surriscaldamento.

scatola di giunzione

I due connettori che vedi uscire dalla scatola di giunzione hanno le due polarità  +  e   -  per essere poi collegati in serie e formare le stringhe del nostro impianto fotovoltaico.

Allora adesso mettiamo i puntini sulle “i”; i termini che leggi sopra sono, o meglio, sarebbero quelli corretti da usare quando parliamo di fotovoltaico, ma per comodità e per non far troppo incasinare chi vuole mettere l’impianto con vocaboli articolati, generalmente  io per primo (se no cosa ci starei a fare qui, se non per aiutarti a non incasinarti!?) usiamo la parola pannelli fotovoltaici e basta.

schema impianto fotovoltaico

Dunque, c’è la cella fotovoltaica; assemblando un tot numero di celle si ottiene il modulo, un tot numero di moduli collegati in serie + e -  formano il pannello, un tot numero di pannelli collegati in parallelo formano una stringa e infine un tot numero di stringhe formano il nostro generatore fotovoltaico.

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Ma la risposta alla domanda “ meglio policristallino o monocristallino?” dopo questa bellissima e articolata spiegazione qual’ è?

Attualmente le due tecnologie si equivalgono, le celle commerciali in silicio monocristallino e policristallino hanno un’efficienza di conversione ormai pressoché identica, posso affermare senza ombra di dubbio che il monocristallino è più pregiato venendo tagliato direttamente dal lingotto di silicio, mentre il policristallino è un assemblaggio di componenti elettronici di recupero.

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PostHeaderIcon Inverter Fotovoltaico, il cuore del tuo Impianto

La domanda che nessuno mi ha mai fatto, “che importanza ha l’inverter nell’impianto?”

SchemaImpiantoFotovoltaicoFondamentale, direi che il titolo spiega il suo ruolo, l’inverter è l’elemento centrale, il cuore  del tuo impianto fotovoltaico, ha il compito come dice la parola di invertire la corrente continua prodotta dai pannelli solari in corrente alternata per poi utilizzarla in ambito domestico o aziendale ed immetterla nella rete nazionale.

Come si  vede dallo schema, generalmente è  posizionato a valle dei nostri moduli fotovoltaici, questo non vuol dire che la corrente cade naturalmente nell’inverter, ma attenzione è quest’ultimo  che se la deve andare a prendere, assolvendo tre funzioni fondamentali:

1)Trasforma la corrente continua prodotta dai pannelli fotovoltaici in corrente alternata;

2) Permette al tuo impianto fotovoltaico di rendere sempre al massimo, inseguendo il punto di massima potenza MPPT – Maximum  Power Point Tracker);

3)Permette il monitoraggio dell’intero sistema, impianto fotovoltaico – rete elettrica, assicurando di operare in condizioni di sicurezza.

Rimando ad articoli successivi la differenza tra gli inverter centrali e parziali, se vuoi saperne di più subito CLICCA QUI!

Ecco perché è importante valutare tutto l’impianto nel suo insieme con un occhio di riguardo per l’inverter, quando ci troviamo a decifrare la scheda tecnica, niente paura, il dato che ci interessa maggiormente prende il nome da un acronimo inglese MPPT – Maximum  Power Point Tracker, che permette di estrapolare la massima potenza dai nostri pannelli fotovoltaici in qualsiasi condizione metereologica.

Durante il giorno ci sono passaggi di nuvole, il sole và e viene, la radiazione solare è assolutamente variabile, ecco perché  un inverter che è in grado di inseguire e rimanere agganciato a questo punto, ottiene la massima potenza disponibile in qualsiasi condizione.

Nell schede tecniche trovi solitamente il grado di rendimento espresso in percentuale ( che altro non è che il nostro MPPT), viene riportato il grado di rendimento max e il  grado di rendimento europeo, che è la soglia minima di rendimento.

Per aiutarvi a capire le percentuali, un buon inverter arriva ad un grado di rendimento del 96 – 97%.

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